Aspetti vegetazionali

I corsi d'acqua di risorgiva

Acqua (foto di Andrea Tosi)

Nell’area di progetto sono ricompresi ambienti fluviali che presentano un assetto idrologico tipico del medio corso dei fiumi di risorgiva, con portate costanti nel tempo che scorrono a valle con velocità crescente man mano che si allontanano dalle zone di risorgenza.

Tutti i corsi d’acqua, con l’allontanarsi dalla fonte sorgentifera, subiscono una modificazione graduale dei caratteri idrobiologici e chimici, aumentando la profondità e l’ampiezza dell’alveo, il contenuto di nutrienti ed il carico torbido e riducendo progressivamente la velocità della corrente.

Anche lo sviluppo della vegetazione idrofitica, essendo condizionato dall’insieme di questi fattori, verso valle tende a perdere gradualmente i caratteri specifici dell’ambiente delle risorgive, acquisendo i connotati di modelli tipologici più genericamente diffusi nella pianura.

Le specie presenti sono quelle del Beruletum submersae, associazione delle acque oligotrofiche a cuscini mono- o pauci-specifici a Berula erecta, tipica dei tratti iniziali a corrente veloce del corso di risorgiva, più a valle si arricchisce di ranuncoli (R. pseudofluitans, R. trichophyllus), Sparganium emersum, ssp. fluitans e diverse specie di erba ranina (gen. Callitriche), che, nei tratti più profondi e con corrente meno veloce lasciano il posto alle brasche a foglie natanti, quali Potamogeton natans e P. nodosus, e a quelle a foglie sommerse come P. lucens, P. perfoliatus, al ceratofillo (Ceratophyllum demersum) e alla zannichellia (Zannichellia palustris).

Con riferimento al Manuale degli Habitat del Friuli Venezia Giulia tali ambienti sono inquadrabili come:

  • Acque torrentizie oligotrofiche di risorgiva con Potamogeton coloratus (cod. AC4)
  • Fiumi di risorgiva ed altri corsi d’acqua con vegetazione sommersa (cod. AC6)

entrambi corrispondenti all’habitat Natura 2000 --> Corsi d'acqua planiziali e montani con vegetazione di Ranunculion fluitantis e Callitricho-Batrachion radicante (cod. 3260)

Fasce spondali dei corsi d’acqua a corrente lentica, lanche, canali di bonifica e fossi di scolo artificiali

Acqua (foto di Andrea Tosi)

Si tratta di ambienti che, pur nella loro limitata estensione superficiale costituiscono delle importanti fasce di ecotono soggette a continue modifiche. Si sviluppano lungo i corsi d’acqua sopra citati, ma anche lungo i canali di bonifica e i fossi di scolo dei campi coltivati.

Tra le elofite che più comunemente si rinvengono nella cintura più esterna delle sponde sono la mazzasorda (Typha latifolia), la lisca a foglie strette (Typha angustifolia), il coltellaccio (Sparganium erectum) e soprattutto la cannuccia (Phragmites australis). Meno appariscenti, ma diffusamente presenti nell’area sono la lisca lacustre (Schoenoplectus lacustris), il giunco fiorito (Butomus umbellatus), la mestolaccia comune (Alisma plantago-aquatica) e la carice spondicola (Carex elata), che forma popolamenti monospecifici a cespi distanziati nella cintura spondale più interna e nelle bassure impaludate.

Con riferimento al Manuale degli Habitat del Friuli Venezia Giulia tali ambienti sono inquadrabili come:

  • Vegetazioni elofitiche d'acque poco profonde stagnanti ed eutrofiche dominate da Typha sp. pl. (cod. UC4)
  • Vegetazioni ad elofite non graminoidi delle acque lentamente fluenti dominate da Sparganium sp. pl. (cod. UC5)
  • Formazioni elofitiche d’acqua dolce dominate da Phragmites australis (cod. UC1)
  • Vegetazioni anfibie dominate da grandi carici (cod. UC10)

Sempre in presenza di ristagno superficiale d’acqua, ma per periodi di breve durata e con bassi livelli di profondità, o in situazioni di disturbo idrodinamico, si rinvengono altre specie igrofile più o meno vistose. Tra i giunchi risultano piuttosto frequenti nelle zone a bassa copertura arboreo-arbustiva, il giunco comune (Juncus effusus), il giunco tenace (J. inflexus) e il giunco contratto (J. conglomeratus), soprattutto lungo le tracce costipate delle piste trattorabili. Altre specie comuni sono Iris pseudacorus, Carex riparia, Rumex hydrolapathum, Lythrum salicaria, Lysimachia vulgaris, Mentha aquatica, Nasturtium officinale, Veronica anagallis-aquatica.

Con riferimento al Manuale degli Habitat del Friuli Venezia Giulia tali ambienti sono inquadrabili come:

  • Formazioni ad alte erbe dei suoli umidi dominate da Filipendula ulmaria (cod. PU1) corrispondente all’habitat Natura 2000 --> Orli igrofili ad alte erbe planiziali e dei piani montano ed alpino (cod. 6430)
  • Vegetazioni spondicole delle acque lentamente fluenti o stagnanti dominate da grandi carici (cod. UC9)

Dove i corsi d’acqua assumono un andamento tendenzialmente meandriforme, caratteristica che si accentua verso valle, all’interno dell’ansa fluviale si originano arbusteti a salice cinerino Salix cinerea cui si accompagna Frangula alnus (Salicetum cinereae). Tra le felci sono state rinvenute più frequentemente la felce di palude (Thelypteris palustris) e l’equiseto d’acqua (Equisetum fluviatile).

Con riferimento al Manuale degli Habitat del Friuli Venezia Giulia tali ambienti sono inquadrabili come:

  • Arbusteti su suoli inondati dominati da Salix cinerea (cod. BU11)

Olle, fontanai e torbiere basse

Vegetazione (foto di Andrea Tosi)

Sono le zone umide riferibili ai fenomeni idro-geomorfologici di superficie dovuti alla venuta a giorno della falda freatica e loro immediate adiacenze, indubbiamente tra i siti di maggiore pregio naturalistico dell’intera area a parco, per l’esclusività dei caratteri ambientali, per la loro rarità e per l’intrinseco elevato valore dei contenuti floristici.

Le olle di risorgiva, subiscono nel tempo un processo di senescenza: l’accumulo di sostanza organica derivante dai resti vegetali rilasciati dalle piante che popolano questi ambienti, porta infatti ad un progressivo interramento dell’incavo sorgetifero, che tuttavia procede con estrema lentezza.

Nelle fasi terminali del processo d’interramento il falasco di palude (Cladium mariscus) forma una tipica cintura vegetale (marisceto) ai margini delle cavità sorgentifere ancora attive.

Tra gli elementi più interessanti, presenti in queste stazioni di rifugio dal periodo postglaciale, sono alcune specie microterme che vivono in ambienti di torbiera analoghi sulla catena alpina: Primula farinosa, Parnassia palustris e di due piccole piante carnivore la Pinguicola alpina la Drosera rotundifolia. La particolarità floristica di queste “isole” vegetazionali si rafforza ulteriormente con la presenza di alcune entità endemiche, esclusive di queste aree: si tratta dell’Erucastrum palustre, Armeria helodes, Centaurea forojuliensis ed Euphrasia marchesettii, di cui le prime due limitate al territorio friulano, la terza alla pianura Veneta-Friulana e l’ultima spingentesi fino alle risorgive della Lombardia.

Nelle conche sorgentifere ancora attive di dimensioni superiori al metro non è infrequente rinvenire la Lemna trisulca e Potamogeton coloratus, che nelle acque ferme si accompagna all’Utricularia australis, mentre nelle acque correnti alla sua forma a foglie allungate e sommerse si associa alle forme pure sommerse della Berula erecta e al Juncus subnodulosum.

Attorno alle olle, su suolo fortemente imbibito d’acqua, accompagna il falasco di palude il giunco nero (Schoenus nigricans) formando la vegetazione di torbiera propriamente detta.

Con riferimento al Manuale degli Habitat del Friuli Venezia Giulia tali ambienti sono inquadrabili come:

  • Vegetazioni su suoli a forte imbibizione di acqua dolce e delle olle di risorgiva dominate da Cladium mariscus (cod. UC11)
    corrispondente all’habitat prioritario Natura 2000 --> *Paludi calcaree a Cladium mariscus e specie di Caricion davallianae (cod. 7210)
  • Torbiere basse alcaline con alto apporto idrico della pianura dominate da Schoenus nigricans (cod. UP4)
    corrispondente all’habitat Natura 2000 --> Torbiere basse alcaline (cod. 7230)
  • Stagni e pozze mesotrofici ad Utricularia australis (cod. AF1)
  • Stagni e pozze meso-eutrofici a prevalente vegetazione natante non radicante (pleustofitica) (cod. AF2)
    corrispondenti all’habitat Natura 2000 --> Laghi naturali eutrofici con vegetazione di Magnopotamion o Hydrocharition (cod. 3150)
  • Stagni e pozze distrofici (torbosi) con sfagni, Utricularia minor e/o Sparganium natans (cod. AF3)
    corrispondente all’habitat Natura 2000 --> Laghi e pozze naturali distrofici (cod. 3160)

I prati prossimo-naturali

Nell’area interessata sono presenti anche superfici a prato prossimo-naturale di varia tipologia di seguito sinteticamente descritte.

La ridotta estensione superficiale dei prati umidi, inquadrabili nel Plantagini altissimae - Molinietum coerulae, non consente di distinguerli nettamente dalle comunità vegetazionali delle zone sorgentifere intrise d’acqua (Erucastro-Schoenetum nigricantis) con le quali vengono spesso in contatto.

In primavera, tra tutte le fioriture spiccano le orchidee, rappresentate dalle specie Gymnadenia conopsea, Orchis laxiflora ed Epipactis palustris, Gladiolus palustris, Primula farinosa e Tofieldia calyculata.

In corrispondenza dei leggeri rilievi, verosimilmente di origine alluvionale o artificiale, la componente igrofila del molinieto regredisce, cedendo il passo ad elementi tipici dei xerobrometi dell’alta pianura, quali Chrysopogon gryllus, Bromus erectus, Brachypodium rupestre, Koeleria macrantha, Knautia dipsacifolia, Chamaecytisus hirsutus, Filipendula vulgaris ecc..

Da segnalare anche popolamenti erbacei a ciperacee, a prevalenza di zigolo comune (Cyperus longus) interessate da periodici impaludamenti per innalzamento del livello di falda acquifera del vicino corso d’acqua e verosimilmente originatisi su ex aree agricole.

I molinieti non più sfalciati si trasformano progressivamente in arbusteti costituiti in prevalenza da Salix cinerea, S. purpurea, Frangula alnus e Rubus caesius.

Con riferimento al Manuale degli Habitat del Friuli Venezia Giulia tali ambienti sono inquadrabili come:

Ambienti forestali

Nell’area di progetto la maggiore parte della superficie è occupata dalle formazioni boschive, costituite prevalentemente da boschi umidi a ontano nero (Alnus glutinosa), da boschi meso-igrofili a frassino ossifillo (Fraxinus angustifolia) e farnia (Quercus robur) e da altre formazioni minori.

I boschi umidi a ontano nero sono il risultato dell’evoluzione naturale dei prati umidi o degli arbusteti ripariali a Salix cinerea. Si collocano nelle fasce perifluviali o in prossimità delle olle e delle torbiere oligotrofiche soggette a prolungato ristagno idrico, per affioramento di falda o per innalzamento del livello medio del corso d’acqua durante le morbide.

Al loro interno si rinvengono specie marcatamente igrofile nemorali, quali Carex remota, Carex acutiformis e Thelypteris palustris.

Nel secondo tipo la composizione arborea è dominata dalla farnia (Quercus robur) o dal frassino ossifillo (Fraxinus angustifolia) a seconda se essi si siano originati, rispettivamente dall’abbandono di ex molinieti o dall’evoluzione di formazioni rivierasche a caricacee e giuncacee, non interessate dalle ondate di piena. Acer campestre, Alnus glutinosa, Platanus hybrida e Robinia pseudoacacia costituiscono la parte restante della componente arborea.

Da segnalare il fatto che nel corso degli ultimi 50 anni molti prati umidi o mesici sono stati imboschiti dai proprietari: in questi casi si nota una rapida colonizzazione delle specie arboree e arbustive autoctone delle formazioni boschive sopra citate, che tendono a sostituire, se aiutate da diradamenti selettivi, le specie impiantate e a costituire habitat forestali in equilibrio con le condizioni stazionali.

Fatta eccezione per corileti e altri arbusteti di neoformazione, la quasi totalità delle altre formazioni minori ha origine artificiale (impianto). Sono destinate prevalentemente a soddisfare la domanda locale di legna da ardere, e pertanto di scarso valore naturalistico. La specie più comunemente impiegata per l’edificazione di questi impianti è il platano (Platanus hybrida), specie che sopporta bene il ristagno idrico, la ceduazione ed è di rapido accrescimento, fornendo materiale di media qualità nei riguardi del potere calorico.

Con riferimento al Manuale degli Habitat del Friuli Venezia Giulia le formazioni boschive sopra citate sono inquadrabili come: